Cassandra Crossing 691/ Il tecnocontrollo e la crisi delle Democrazie digitali
(691) - Le democrazie UE sono in crisi, ancor di più nella parte “digitale”. Ma le motivazioni che si danno sono spesso errate, e le preoccupazioni dei cittadini rivolte nella direzione sbagliata.
25 agosto 2026 - Si dice che le democrazie occidentali siano in crisi, e la cosa è in effetti evidente. Il termine “occidentale” nella frase precedente è reso necessario non da un “suprematismo morale”, ma dalla presenza sul resto del pianeta di governi troppo “diversamente democratici”.
Molti ne attribuiscono la causa alla disaffezione degli elettori verso il processo elettorale, ed al “basso profilo” (per usare un eufemismo) delle candidature disponibili, spesso quasi imposte con furbizie varie.
Certamente queste due cause incidono molto, ma sono in realtà anche loro effetti, non cause.
Il problema che mette in crisi le democrazie "occidentali è alla base, e consiste nel “tradimento” di quelli che sono principi fondamentali, che la maggior parte delle costituzioni riportano a chiare lettere. La “promessa” di base di ogni democrazia, insomma.
Ma una democrazia si mantiene in piedi solo se si pone realmente al servizio dei propri cittadini. E non per mezzo di burocrazie e sussidi, ma con un sistema sanitario per tutti, con trasporti pubblici efficienti, con un sistema scolastico formativo, con una pianificazione di impiego delle risorse efficace.
Quando le democrazie smettono di considerare primari questi doveri nei confronti dei propri cittadini, questi ultimi perdono inevitabilmente fiducia e, per la disperazione, cercano dubbie alternative, arrivando a chiederle per disperazione anche a figure di cartapesta, prive di qualsiasi competenza ed utili solo per i carri di carnevale.
Ovviamente questo atteggiamento degli elettori innesca ulteriori sprechi e mancanza di pianificazione, che a loro volta innescano spirali negative, risorse decrescenti, e quindi inevitabilmente una necessità crescente di sistemi di controllo della popolazione.
Infatti per mantenere le promesse occorrono risorse, sia finanziarie che industriali, risorse che a livello europeo, per vari motivi non tutti evitabili, in misura diversa ma con lo stesso andamento si stanno riducendo in tutti i paesi europei.
E da questo nasce la necessità di comprimere i diritti digitali dei cittadini, perché le tecnologie informatiche, efficacissime per la creazione di sistemi di tecnocontrollo, richiedono di non avere quelle “pastoie” causate da norme limitate dalla difesa dei diritti dei cittadini.
Esaminando solo la situazione dei paesi dell’Unione Europea, benché siano mediamente molto più democratici di quelli del resto del pianeta, è facile riconoscere questa “compressione” in atto dei diritti digitali.
Essa è facilmente riconoscibile perché richiede innanzitutto di modificare estesamente e “disinnescare” normative europee come il GDPR, il DMA ed il DSA, che hanno la difesa di questi diritti scolpita nei loro principi.
In secondo luogo richiede di aumentare i poteri dell’esecutivo e limitare le tutele legali dei cittadini nei suoi confronti.
Riassumendo razionalmente quanto sopra, il trend dell’Unione Europea verso un tecnocontrollo il più esteso possibile appare del tutto coerente con la previsione di un futuro con risorse sempre più scarse, servizi ai cittadino in costante calo e proteste pubbliche crescenti.
Per una volta, un caso di corretta e previdente pianificazione insomma!
Stateve accuorti,
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