Spiccioli di Cassandra 679/ Cappuccetto Scarlatto e la stampante cattiva
(679) - Quando la stampante è di una certa marca di due lettere, la realtà supera sempre l’immaginazione, per quanto perversa questa possa essere!
14 luglio 2026 - La cronaca delle tecnologie consumer offre storie stupefacenti, non solo per la perversione degli attori protagonisti, ma anche per l’incredibile e masochistica arrendevolezza delle vittime.
Quindi, dopo l’ennesimo episodio di cronaca qui riportato riconfermiamo alla divisione di una nota multinazionale che produce stampanti, il titolo di “Miglior Cattivo Esempio didattico di Tutti i Tempi” nella sezione “Rapporti con la clientela”, dandole il giusto riconoscimento per aver migliorato un record che già da anni le apparteneva.
E come fatto già in passato [1] [2], scriviamo nuovamente questi Spiccioli di Cassandra in forma di favola.
Le favole possono insegnare molto: a volte spaventando, a volte divertendo. L’importante è farne tesoro e ricordarsi che in gran parte di finzione si tratta, ma che c’è anche del vero!
Cari bambini, ricorderete certamente che in Cappuccetto Scarlatto ed il telefono Furbo, la nostra protagonista si era salvata dall’Informatico Cattivo con l’aiuto del Cacciatore Federale.
Ed essendo una bambina magari non furbissima ma disposta ad imparare, aveva deciso di rivolgersi in futuro solo alle massime autorità per qualsiasi sua esigenza.
E poiché la sua stampante, dopo anni di onorato servizio, era purtroppo emigrata nel Paradiso delle Stampanti, decise di affidarsi ad una ufficialissima e dimarchisssima stampante BW (Bad Wolf), azienda che garantiva ai clienti che si sarebbero sempre presi cura di loro e delle loro necessità di stampare.
In effetti il fatto di dover fare obbligatoriamente fare un abbonamento mensile per gli inchiostri necessari alla stampante le era sembrato un po’ strano, ma alla fine con la carta di credito i pochi euro dell’abbonamento non li vedeva nemmeno passare, ed il postino le recapitava in anticipo l’inchiostro prima che finisse.
Trovandosi con diverse cartucce in casa fece un po’ di confusione. Un giorno mise una cartuccia originale, che aveva comprato prima di abbonarsi, e la stampante si bloccò con uno strano errore.
Era un errore simile a quello che aveva in passato bloccato la stampante quando aveva provato ad utilizzare cartucce non originali, perché molto più economiche.
Cercando in giro per la Rete seppe che la sua stampante aggiornava da sola periodicamente il firmware, e che l’ultimo firmware si preoccupava molto che inchiostri vecchi potessero sciupare la stampante.
Quindi poteva accadere che cartucce originali, buone ma un po’ invecchiate e che stavano funzionando perfettamente, smettessero di funzionare dopo l’aggiornamento automatico della stampante. Per il suo bene, ovviamente.
Un po’ turbata, e non ricordando niente di tutto questo, andò a rileggersi le condizioni d’uso della stampante, quelle che le avevano detto di fare l’abbonamento per poter usare la stampante, e notò che anche quelle si erano “aggiornate automaticamente”, ed adesso spiegavano esattamente quello che succedeva. La cosa le sembrò decisamente troppo, troppo troppa.
Fu così che Cappuccetto Scarlatto smise di fidarsi ciecamente non solo degli Informatici, buoni o cattivi che fossero, ma anche dei Cacciatori Federali, e cominciò a cercarsi le informazioni da sola in Rete, e senza usare gli LLM.
Trovò anche una rubrica chiamata “Cassandra Crossing”, che apprezzò talmente da mettersi a leggere anche tutti i numeri arretrati.
E fu cosi, carissimi bambini, che Cappuccetto Scarlatto visse la sua vita da consumatore (almeno un po’ più spesso) felice e contenta.
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