Tre passi nella Terra di Mezzo: spedizione alla Contea Gentile e ritorno
Un addio al celibato, un freddo inaspettato, un mago nel posto sbagliato e i migliori ravioli della mia vita. Là e ritorno.
Questa newsletter arriva con circa due mesi di ritardo sulla spedizione. Nel mezzo ci sono state vertigini, qualche altro bug fisico di varia natura e la generale difficoltà di trovare tempo ed energie per sedersi e scrivere. Lo so, lo so. Ma come si dice nella Terra di Mezzo: "Un mago non è mai in ritardo, né in anticipo. Arriva esattamente quando intende farlo." Tolkien parlava di Gandalf, ma il principio vale anche per le newsletter.
Buona lettura.
L'odio per il volante, la UX di Google Maps e le portiere in faccia
Come regola generale di vita: io odio guidare. Non mi piace, mi annoia e agita allo stesso tempo, e se posso evitare di fare ore di macchina lo faccio più che volentieri.
L'inizio di questa spedizione ha quindi richiesto fin da subito una prova di devozione: due orette e mezza di viaggio in totale solitaria fino al punto di ritrovo. Sull'Autostrada del Brennero. Che a quell'ora è percorsa unicamente da tir che viaggiano a una media di 70 km/h, affiancati da altri tir, seguiti da altri tir ancora, in una processione solenne e infinita che ti fa sentire come un'utilitaria smarrita in mezzo a una mandria di elefanti.
In questo scenario idilliaco, il navigatore di Google ha tentato a più riprese di buttarmi fuori dall'autostrada. E qui apro una doverosa parentesi polemica sulla User Experience: chi è il genio del male che ha progettato la funzione per cui, di fronte a una deviazione non richiesta, il messaggio è "se non fai nulla accetti il nuovo percorso, altrimenti tocca lo schermo per annullare"? Io ho le mani occupate a guidare! Forse per chi macina chilometri ogni giorno ha senso, ma per me, orgoglioso pilota della domenica, è un attentato alla sicurezza stradale. Ma io ho resistito stoicamente, sono rimasto in autostrada e sono arrivato a destinazione. Take that, Google.
Arrivato finalmente al rendez-vous, era il momento di formare le macchinate per scendere in Abruzzo. Conoscevo praticamente solo il festeggiato, quindi mi aspettava anche un'avventura umana oltre che geografica. Ero talmente in trance agonistica per la guida e per le ore di asfalto che ci aspettavano, che ho completamente rimosso l'esistenza dell'ultimo passeggero dell’auto: mentre cercava di salire, gli ho chiuso la portiera in faccia. Due volte. (Sorry). Primo approccio coi nuovi compagni d'avventura: da rivedere.
Per fortuna, da lì in poi non avrei guidato io.
La discesa: un'educazione sentimentale su quattro ruote
Una cosa bella dei viaggi in macchina lunghi, soprattutto da passeggero, è che hai tempo. Tanto tempo. Tempo che, diversamente dalla guida, puoi usare per fare cose, pensare, o lasciarti trascinare da quello che succede nell'abitacolo.
Tra l'andata e il ritorno mi sono fatto una bella cultura di musica che normalmente non avrei mai ascoltato: una playlist collaborativa sull'impianto dell'auto, di quelle che prendono vita da sole perché ognuno aggiunge il suo pezzo e alla fine non sai più bene in quale genere ti trovi, ma non ti importa perché funziona comunque. Certe canzoni me le sono ritrovate in testa per giorni dopo. Ho poi allargato i miei orizzonti sulle miscele per sigarette elettroniche, che è un modo elegante per dire che mi sono ritrovato in macchina con quattro fumatori e che a un certo punto della tratta ho sviluppato un'opinione inaspettatamente articolata sul tema. Viaggi formativi, in tutti i sensi.
Il clima, l'NPC del nostro bivacco e Pescara
Arriviamo in Abruzzo per il nostro primo giorno e qui si palesa il mio clamoroso errore di calcolo. Nella mia testa l'equazione era semplice: scendiamo verso Sud = farà più caldo.
Sbagliato. Faceva un freddo inaspettato e io ero equipaggiato con la stessa lungimiranza di uno che va a sciare in infradito. Nota a futura memoria: l'Abruzzo non è la Sicilia. L'Abruzzo ha gli Appennini. L'Abruzzo ride di te e del tuo giubbino leggero.
Il nostro arrivo al bivacco, poi, è stato degno di una sessione di D&D masterata malissimo. Arriviamo alla location (una casa senza numero civico) e veniamo accolti dal padrone di casa. O meglio, lui era lì, in piedi, che ci fissava immobile e in silenzio, esattamente come un NPC di un videogioco in attesa che tu prema "X" per avviare il dialogo. Eravamo talmente convinti fosse un passante a caso che siamo andati a presentarci a una signora lì vicino (che col senno di poi, era quasi certamente la vicina di casa che non c'entrava nulla). Classico.
Piazzata la roba, siamo usciti per il battesimo abruzzese della serata: prima tappa in birreria, poi cena fuori. Il modo migliore per rompere il ghiaccio con persone che non conosci è sempre lo stesso: mettiti a sedere, ordina qualcosa da bere e aspetta che la conversazione si sblocchi da sola (che poi per me che sono decisamente introverso è più un “lascia che siano gli altri a rompere il ghiaccio e attaccati al ca sfrutta l’onda”). Funziona quasi sempre.
La prima sera, però, la casa ci ha subito regalato le sue prime perle: una collezione notevole di piante grasse da ammirare in religioso silenzio...

...e un quiproquò surreale con l'impianto di riscaldamento che, viste le mie condizioni termiche, era diventata la mia priorità assoluta di vita. Missione completata, più o meno, e con un margine di sopravvivenza accettabile.
Un mago di Hogwarts nella Contea
Giorno due: la spedizione alla Contea Gentile. Per l'occasione ci siamo vestiti tutti a tema, pronti a calarci nella magia. Per me era la prima volta in assoluto che mi vestivo da qualcosa al di fuori del carnevale, e devo ammettere che l'ho presa con più entusiasmo di quanto mi aspettassi. C'è qualcosa di liberatorio nel mettersi un costume e uscire di casa sapendo già che la giornata sarà fuori dall'ordinario. Ora ho un costume medievale che posso tranquillamente usare come scusa per presentarmi a qualche festival senza sembrare del tutto fuori contesto. Nuove porte si aprono.

L'elemento di rottura del gruppo, però, era il festeggiato. Come pegno per il suo addio al celibato, doveva provare un po' di sana vergogna: lo abbiamo vestito integralmente da Harry Potter.
Mentre eravamo in fila per entrare, le occhiatacce dei puristi del fantasy e le risate sotto i baffi si sprecavano. Sembrava che da un momento all'altro qualcuno dovesse urlargli "You came to the wrong neighborhood, wizard". Lui incassava con la dignità silenziosa di chi sa di meritarselo. Ma poi è successa la magia: una volta superato l'ingresso, il cosplay fuori contesto è diventato il non plus ultra per rompere il ghiaccio. I sorrisini si sono trasformati in grandi sorrisi aperti e fantastici spunti di conversazione con gli altri avventurieri. Harry Potter aveva vinto. Contro ogni aspettativa e ogni legge del fantasy, aveva vinto.
All'interno del percorso c'è stata una nomination speciale per i Goblin. In particolare per la povera Gianlurida, una goblin che accusava dei terribili mal di pancia. Si è rifiutata categoricamente di accettare soluzioni babbane come il Maalox o il Gaviscon, costringendoci a vagare per la Contea alla ricerca degli ingredienti per la formula di una vera e propria pozione curativa. In retrospettiva, è stata probabilmente la parte più coinvolgente dell'intera giornata.

A chiudere la visita, il pasto alla grande tavolata. Piatti semplici, rustici, preparati senza fronzoli: esattamente il tipo di cibo di cui hai bisogno quando hai passato ore all'aperto con un freddo che non ti dà tregua. Per me, che ero ridotto a una temperatura corporea discutibile, ogni forchettata era una piccola rinascita.
Nel frattempo, il Signor Gentile officiava: matrimoni in serie, discorsi, applausi. A un certo punto ha celebrato quello che ha presentato come un commovente rinnovo di promesse con una certa Federica. Eravamo troppo distanti per vedere bene, ma il mood di chi stava in prima fila o sulla pista da ballo era decisamente... goliardico. Un po' troppo goliardico per essere solo commozione nuziale.
La rivelazione è arrivata durante gli ultimi giri, tra una sessione di tiro con l'arco e una di lancio dell'ascia: una bambola gonfiabile incastrata tra i rami di un albero. Ho connesso i punti come un Charlie Day davanti alla bacheca di complotti.

Povera Federica.
Milioni in lire e il baule di Mary Poppins
La seconda sera, l'equipaggiamento della spedizione ha fatto il suo ingresso trionfale. La seconda macchina della carovana aveva il bagagliaio letteralmente pieno di giochi da tavolo; e quando dico pieno, intendo dire che durante il carico c'è stato un momento di seria contrattazione su cosa lasciare a casa tra una valigia e una persona. Alla fine li abbiamo portati tutti. Sia i giochi che le persone. Una gestione logistica di tutto rispetto.
Durante l'esplorazione della casa abbiamo anche fatto una scoperta: in un baule dormiva una scatola di Chi vuol essere miliardario in lire. Gerry Scotti vintage, non richiesto ma benvenuto. E in un angolo, tranquillo, campeggiava un jukebox. Un jukebox vero. Di quelli con le luci e i 45 giri.

Si è aperta così una sessione di giochi da tavolo di quelle che iniziano "facciamo una partitina" e finiscono in una dissertazione sull'inflazione degli anni Novanta e sulla differenza di potere d'acquisto tra il milione di lire e l'euro. Esattamente il tipo di serata che non avresti pianificato mai, ma che ti ritrovi a ricordare con il sorriso (e quel misto di curiosità e timore che il rider non riesca a trovare la casa senza numero civico).
Il ritorno: la locanda inaspettata e il salto nella (nuova) Contea
Il giorno dopo, partenza per il rientro. Ci fermiamo a mangiare qualcosa al volo lungo la strada in un posto a cui, dall'esterno, non avremmo dato una lira. Mai giudicare un libro dalla copertina, e mai giudicare una trattoria abruzzese dall'insegna.
Si è trasformato nel pasto più memorabile del viaggio:
Gli arrosticini: eravamo in Abruzzo, non prenderli sarebbe stato reato penale. Non li abbiamo presi, li abbiamo onorati.
I ravioli ripieni: sono passati due mesi e giuro che riesco ancora a percepirne l'odore delizioso. Quei piatti che ti sbattono in faccia il motivo per cui, da quelle parti, si mangia semplicemente meglio. Senza discussioni.
Il titolare: un campione assoluto di convivialità che, in barba al fatto che avessimo ancora ore e ore di viaggio davanti a noi, ha cercato con metodo e determinazione di convincerci a prendere "una stradina panoramica molto bella". Ci ha provato almeno tre volte, con argomentazioni sempre diverse. Lo rispetto profondamente. Eroe.

Tornati alla base, ci siamo divisi. Il mio culo era già partito pervenuto per le ore da passeggero, ma mi aspettava il pezzo forte: il mio viaggio in solitaria di altre due ore e mezza. Per non farsi mancare nulla, ho beccato una strada chiusa per parecchi chilometri. Costretto a deviare, ho dovuto improvvisare tra viottole di paese con il limite dei 30 km/h e dissuasori giganteschi che parevano rampe di lancio per sfrecciare nella Contea... sì, ma quella di Hazzard.
Epilogo
Non mi piace guidare. L'ho già detto, lo ridico. Eppure tra l'andata in solitaria, la tratta finale da passeggero col culo a pezzi e il rientro da solo tra strade chiuse e dissuasori omicidi, ho macinato un numero di ore al volante (e sul sedile) che in circostanze normali avrei fatto di tutto per evitare.
Il fatto è che queste cose le fai lo stesso, e le fai volentieri, quando ne vale la pena. E ne valeva la pena.
Quindi: grazie a chi si è sbattuto per organizzare tutto il circo, logistica e baule di giochi da tavolo compresi. Ma soprattutto, grazie a chi si deve sposare. Perché senza di lui: niente Abruzzo, niente arrosticini, niente Harry Potter in mezzo agli Hobbit, e niente costume medievale nell'armadio che aspetta il prossimo festival.
Alla prossima avventura!
Note di servizio
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Leggo sempre tutto, magari non subito, ma arrivo.
じゃあね – jaa ne!