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November 13, 2025

Sulla corsa

La corsa come sopravvivenza per sedentari. Riflessioni ironiche su infortuni, disciplina e il potere prestazionale delle scarpe RGB.

Ciao a tutti,

Questo pezzo avrei dovuto scriverlo un anno fa. Poi, come al solito, è stato inghiottito dal gorgo dei "farò", quel limbo oscuro dove le buone intenzioni vanno a morire. Ma ogni tanto qualcosa riesce a riemergere, annaspando, e oggi è toccato a lui.

Correre per differire l’inevitabile

Sgombriamo il campo da ogni equivoco: la corsa non è la mia passione. È un baratto. Un patto non scritto con la mia coscienza per posticipare l'inevitabile atrofia da homo sedentarius. Lavoro da casa, e il mio corpo sta lentamente diventando un accessorio della sedia da ufficio. La corsa è il mio goffo tentativo di ricordargli che ha uno scopo, oltre a quello di trasportare mio strumento di lavoro principale1 da una stanza all'altra.

Ho iniziato nel 2019, poi il mondo ha deciso di prendersi una pausa forzata e così ho fatto anch'io. Da allora, è stato un continuo tira e molla. Eppure, ultimamente, qualcosa è cambiato. Ho iniziato, quasi per errore, a trarne una qualche perversa soddisfazione. Succede quando la mente si stacca, quando i miei due neuroni che giocano a nascondino2 finalmente si trovano e mi lasciano in pace. Il corpo va, e basta. Corro rigorosamente senza musica né podcast: l'ambiente là fuori è già abbastanza rumoroso, figuriamoci quello là dentro.

L’algoritmo dell’autodisciplina

La vera sfida non è lo sforzo fisico, ma hackerare la propria mente. È una macchina perfetta nel generare alibi: il meteo è vagamente minaccioso, l'oroscopo era sfavorevole, un piccione mi ha guardato storto. A volte la mente si spinge oltre, ventilando l'ipotesi che Donald Trump possa annunciare via social un dazio sull'importazione di acido lattico dall'Unione Europea.

La soluzione è stata de-umanizzare il processo: ho implementato il framework "nessuna decisione da prendere". A fine giornata lavorativa, scatta il trigger. Non c'è dibattito, non c'è possibilità di veto. Si esce. Le uniche eccezioni ammesse sono l'imminente apocalisse meteorologica o il buio. Eliminare la scelta è l'unico modo per non cadere nella trappola della negoziazione. Se ti concedi un "vado o non vado?", hai già perso.

Il tracciato della sofferenza (e ritorno)

Il mio campo di battaglia personale è la ciclabile che collega Caviola a Falcade. Il percorso ha una sua sadica genialità. Inizia con una breve discesa da casa che ti illude, facendoti sentire agile e scattante. Segue un pezzo in piano e un'altra lieve discesa verso l'imbocco della ciclabile vera e propria. È un inganno. Da lì, è un'unica, lenta, inesorabile agonia di salita e falsopiano fino al punto di svolta, dove finalmente posso girarmi e rifare tutto al contrario, sentendomi per qualche minuto un atleta olimpico.

Il mio metro di giudizio è tutt'altro che scientifico. Non mi interessa il tempo, ma indicatori molto più empirici: "oggi sono arrivato in fondo senza quelle umilianti micro-pause in cui cammino fingendo di guardarmi intorno", "oggi il fiato non mi ha abbandonato dopo tre minuti", oppure il mio preferito: "oggi non ho i polpacci di marmo". Saranno anche belli da vedere, ma vi assicuro che non aiutano a correre.

Anatomia di un fallimento (muscolare e osseo)

La progressione c'è stata, e di questo sono estremamente soddisfatto, ma il mio corpo non perde occasione per ricordarmi chi comanda. Dopo tre anni, la mia "resa muscolare" è ancora imbarazzante, e i dolorini sono all'ordine del giorno. A tal proposito, ho avuto il piacere di fare la conoscenza del tendine ileotibiale. Non sapevo esistesse, ma lui sapeva benissimo come farsi notare.

Il mio corpo, comunque, ha un personalissimo modo di tenermi umile, che va oltre la semplice sofferenza muscolare. È più creativo. Due anni fa, ad esempio, il mio ginocchio destro ha deciso di gonfiarsi come un melone, senza alcun dolore ma con un livello di fastidio superiore a 9000. La diagnosi: edema osseo subcondrale. Fortunatamente, dopo una risonanza che ha confermato il rientro dell'edema, l'incidente non si è più ripetuto.

Sospetto che iniziare a correre su un falsopiano anziché martellare le ginocchia in discesa da freddo abbia aiutato. L'unico strascico è che ora il ginocchio scrocchia. E non in modo discreto. È un suono secco, udibile, che mi costringe a volte a rassicurare passanti e amici: "Tranquilli, è solo il mio ginocchio che saluta".

Note a margine di un non-runner

  • Il potere oscuro delle lenti: Corro meglio con gli occhiali da sole graduati. Forse perché filtrano la cruda realtà della fatica, o più probabilmente, perché mi impediscono di vedere l'espressione di compassione nello sguardo dei passanti. Ignorare la realtà è il primo passo per superarla.
  • Il debito di sonno: Il corpo non dimentica. Se dormi male, l'allenamento dopo non è un allenamento: è una penitenza. Motivo per cui la mia fedeltà alla melatonina è seconda solo a quella verso il mio provider internet. Senza di lei, probabilmente, non ci sarebbe nessuna corsa di cui scrivere.
  • L'effetto defrag sulla CPU mentale: C'è un innegabile beneficio sulla lucidità, quasi come se la corsa forzasse una sorta di deframmentazione del mio sistema operativo. Durante lo sforzo i pensieri si aggrovigliano, ma dopo subentra una strana quiete, una lucidità quasi innaturale. Non è che diventi più intelligente, sia chiaro. È solo che in quel silenzio ritrovato, tra un file e l'altro che torna al suo posto, a volte si risolve un problema complesso.
  • Requiem per un paio di scarpe: Le mie scarpe attuali, dopo sei anni, hanno dato tutto. È tempo di voltare pagina. La ricerca delle sostitute si baserà su un unico, fondamentale criterio che la scienza moderna ha ormai confermato essere cruciale per la performance: la presenza di led RGB. Che sia un computer, un mouse o un paio di scarpe, è risaputo che le luci colorate aumentano la potenza di almeno il 15%. Non discuto i fatti, mi adeguo.

    Le mie fidate Hoka Speedgoat 3

Per oggi è tutto. Vado a tuffarmi nel mondo delle scarpe RGB, sperando che i led mi diano la forza che manca ai miei muscoli. Se mi vedrete sfrecciare per la valle illuminato come un albero di Natale, saprete che l'esperimento ha funzionato. O che sto semplicemente scappando dal mio tendine ileotibiale. In entrambi i casi, sarà uno spettacolo interessante.

またね


  1. No, non la testa. Il sedere ↩

  2. Giacobazzi: Il neurone maschile ↩

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